Breve dissertazione sul bolentino di medio fondale

I primi tepori primaverili riscaldano gli strati superficiali del mare, il termoclino si sposta su strati più superficiali innescando un rimescolamento dei nutrienti e attivando la catena alimentare che durante il periodo invernale si era spostata più in profondità’.

Mare increspato

Un’immagine del mare lievemente increspato

Proprio con l’arrivo della primavera, complici le belle giornate, in molti sentono l’esigenza di rispolverare l’attrezzatura accantonata in cantina.

Le prime “bollate” in superficie seguite da stormi di gabbiani ci fanno intuire che qualcosa lì sotto si sta muovendo.
Imbarcazioni si muovono all’unisono già dalle prime luci dell’alba fino al tramonto in queste giornate via via più lunghe.
Gli spot sono ancora dai 40 ai 70 metri , ma le prede sembrano cresciute in dimensioni e in numero.
Si comincia dal sistemare la propria barca con tutto il necessario per una buona riuscita della giornata.
Le cassettine da pesca con ami fili e piombi, esche freschissime e vasche per il pescato sono pronte.
Molte volte però tutto questo non basta.
La battuta va pianificata a tavolino,anche se a prima vista sembrerebbe tutto semplice come bere un bicchier d’acqua.
Pochi fronzoli per la testa e tanta sostanza questo è il bolentino.
Un’accurata analisi del meteo permette di non avere sgradite sorprese durante la pescata e comunque è sempre bene tenere a portata di mano un impermeabile e il motore proporzionato per tirarci fuori in caso di impiccio.
Esche freschissime o il più delle volte vive, quali anellidi o calamari e gamberi saranno il quid giusto per la realizzazione del nostro intento.

La canna

Canna in prospettiva

Canna durante l’azione di pesca

E’ da tener presente che la lunghezza deve essere adeguata allo spazio e alle persone presenti a bordo per evitare grovigli, ferite o peggio ancora cadute.
Io personalmente pescando con un 18 piedi e spesso in solitaria ho abbondato nella lunghezza a vantaggio di una maggiore sensibilità nelle tocche.
Una canna rigida e con azione di punta con una lunghezza variabile dai 2,5 ai 4 metri con cimino intercambiabile fino a 200 grammi per variare il peso del piombo in base alle condizioni del momento.
Il peso della canna non deve essere eccessivo,pena uno sfinimento del braccio nel mantenerla a lungo,che si tradurrebbe in una fiacchezza nelle ferrate e nei recuperi.
Ottimi anelli in sic evitano un logorio prematuro o peggio ancora tagli degli stessi abbinando il multifibre sottile,causando la rottura improvvisa del filo guarda caso….proprio durante il recupero di pesci di taglia.
Importante anche la pulizia degli elementi che la compongono sciacquandola dopo ogni uscita con acqua dolce ,strofinando bene per asportare i residui di pesci ed esche.

Il mulinello

Mulinello in primo piano

Mulinello in fase statica

Il mulinello deve essere dai 5000 in  su  con la manovella ergonomica che descrive un ampio raggio ed un rapporto di recupero alto per evitare infiniti giri per portare la preda a tiro di guadino.

Da preferire in sede d’acquisto il movimento continuo e fluido con un bilanciamento ottimale dell’alberino che sostiene la bobina e materiali di qualità resistenti all’attacco della salsedine che nonostante frequenti lavaggi non disdegna di attaccare vernici e smalti e finanche il materiale stesso di cui è composto se questo non fosse di ottima fattura.

 

Trecciato

trecciato

In bella vista il sottilissimo trecciato bianco

Il trecciato ricopre un ruolo che a prima vista potrebbe sembrare marginale tanto che molti non fanno differenza tra lui e gli altri materiali.
Occupa invece un posto di fondamentale importanza nelle varie fasi perché annulla l’effetto “chewin gum” proprio del nylon, e fende l’acqua grazie al suo ridotto spessore a parità di libbraggio e non crea contrasto con correnti e scarroccio.
E’ bene riempire il mulinello fino all’orlo (o quasi per evitare fuoriuscite e ingarbugliamenti involontari).
Questo fa si che durante le fasi di calata e salpata non vada ad impattare sui bordi della bobina rallentando il processo e diminuendo la sua durata.
Per le misure si lascia grande spazio alla discrezionalità di ognuno in quanto la profondità, la presenza di correnti o la taglia delle prede dovrebbero influenzare il diametro.

 

 

 

Scarroccio si, scarroccio no

mare calmissimo

Il mare “forza olio”

Argomento molto spinoso è lo scarroccio, che nel bolentino potrebbe fare la differenza tra una pescata fruttuosa e un enorme cappotto.

Maree, correnti e vento fanno si che la nostra imbarcazione non rimanga nello stesso punto in cui ci siamo fermati.

Il più delle volte questo si traduce in catture differenti,continue o assenti che si alternano passando sui punti dove stazionano i pinnuti.

Quando il mare è forza olio e l’imbarcazione non subisce grandi spostamenti , l’ancora galleggiante farà egregiamente il proprio dovere, ma se le condizioni marine dovessero essere sfavorevoli, grazie all’ausilio dell’ancora da bolentino a marre pieghevoli riusciremo ad ancorarci senza problemi e a spostarci all’occorrenza.

 

 

 

Ecoscandaglio e gps

ecoscandaglio

Marcature ecoscandaglio

Oggetti di fondamentale importanza nelle uscite in mare sono il gps e l’ecoscandaglio.
Il primo per orientarci come vecchi lupi di mare, per segnare i nostri punti e per tornarci su senza problemi la volta successiva.
Il secondo invece ci offrirà una dettagliata vista del fondo con le sue buche,avvallamenti,promontori,franate,la presenza o meno di alghe,fango,sabbia o roccia e con la presenza o meno di pesci .

Terminali

Una paratura da bolentino

Montatura da bolentino

Passiamo all’analisi del calamento da utilizzare come base per bolentino, come dicevamo prima senza tanti fronzoli.

Su una lenza di Ø 0,40 da 1,5 metri legheremo una girella da un capo e una girella con moschettone sull’altro capo senza eccedere nella misura .
Poco sopra la girella con moschettone legheremo il primo bracciolo con un doppio uni speciale per palamiti di 80 cm con un diametro dello 0,26 ed un amo dello 3/4 .
Dopo 50 cm partiremo alla realizzazione del secondo bracciolo di 35 cm con un amo di misura 5/4 .
Infine dopo altri 50 cm legheremo l’ultimo bracciolo di 30 cm con amo del 5/4.

 

 

 

 

Doppio uni palamiti

Doppio uni speciale per palamiti, ottimo per la realizzazione dei braccioli

Doppio uni speciale per palamiti, ottimo per la realizzazione dei braccioli
Terminale semplice nella realizzazione , pratico, molto flessibile e al contrario di quello che potrebbe sembrare, ha bassissime probabilità di grovigli.
Questo ovviamente è una base di partenza dalla quale partire con milioni di varianti del caso

 

 

 

 

Ivan Luigi CAZZATO